Museo Palazzo Atzori
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Nel 1995 l'affidamento alla cooperativa Archeotour consentì di gestire il palazzo Atzori, di allestirlo e renderlo fruibile al pubblico come museo etnografico in attesa della definitiva trasformazione in museo archeologico.

Nel frattempo, sono trascorsi vent'anni. ll museo di fatto è etnografico. Al suo interno si può ammirare una notevole ed interessante raccolta di oggetti provenienti dal contesto agricolo e pastorale del borgo. La loro raccolta è iniziata negli anni ‘80 dall'Associazione Pro-Loco, costituita da un gruppo di studenti e di volontari. La collezione a partire dagli anni '90 è cresciuta grazie all’impegno e alle attività della Cooperativa Archeotour, che ha saputo sensibilizzare numerosi compaesani. 

Accolta precedentemente negli edifici del vecchio caseificio, antica struttura del 1800, l’insieme della raccolta ha trovato nel palazzo Atzori uno spazio più consono per garantirne la salvaguardia e la generale fruibilità. L’allestimento Etnografico non è stato pensato per creare le prospettive di una “contemplazione” nostalgica del passato, ma è stato realizzato con l'obiettivo di offrire uno strumento conoscitivo e didattico per richiamare l'attenzione della comunità di Paulilatino a riscoprire le proprie radici, la storia, la cultura e per consentire sopratutto ai turisti di poter cogliere ed apprezzare questi stessi valori.

La zona “ingresso - ricezione” un tempo era adibita a stalla per il ricovero di cavalli ed animali domestici e conserva ancora, nel muro perimetrale degli uffici, le mangiatoie realizzate in pietra. 

L'esposizione museale inizia nell’ampio cortile circondato da mura alte più di 4 metri. Qui sono presenti i pezzi più grandi dell’intera collezione etnografica. In particolare, vi sono attrezzature di carattere agricolo quali alcuni componenti del carro a buoi come il giogo, la mola in pietra interamente realizzata in basalto anche nella parte destinata ad accogliere la farina di solito costruita in arenaria.

Inoltre, vi sono gli aratri, tra i quali uno romano in legno; la cassa per imballare il fieno, il cavalletto per tendere e tagliare il filo di ferro (che doveva avvolgere le presse di fieno realizzate con la cassa per imballare); le carriole in legno ed un’antica “slitta” “sa tragadòrza”, che facilitava il faticoso spostamento dei pesi, come legna o pietre, poiché veniva azionata con gli animali da traino.

Poco prima dell'ingresso al palazzo è presente un pozzo ancora generosamente ricco d’acqua. Una vera e propria risorsa per l'epoca poiché evitava la fatica determinata dal doversi recare nei pozzi rionali, di pubblico utilizzo, per attingere l'acqua e trasportarla con le tradizionali brocche in terracotta.

Lo stabile è un imponente costruzione su tre livelli che si compone di 14 sale espositive; è costruito inmgrandissima parte con basalto (pietra di origine vulcanica) ed inserti di mattoni cotti legati insieme con fango argilloso o malta. Il suo primo impianto potrebbe risalire alla seconda metà del XVI secolo, mentre il sottotetto e l’altana sono da attribuirsi molto probabilmente all’Ottocento. Il piano terra presenta diversi ambienti, molto ampi, con volte a botte e pavimenti realizzati in lastroni di basalto ben squadrati e levigati.